Il caldo di questi giorni, gli allarmi sui consumi elettrici e sui record del millennio che si susseguono ad ogni stagione, i consigli dei medici "beremoltaacqua" e il corollario di servizi ai tg mi hanno riportata indietro di almeno vent'anni, alle estati delle elementari.
L'estate iniziava con il Giro d'Italia, nei pomeriggi passati a casa di mia nonna. Nelle stradine deserte non c'era anima viva, solo gatti e l'odore di muffa dei portici chiusi. Il caldo bloccava i sentimenti e l'entrata nella sala della casa della nonna si guadagnava dopo aver camminato sul selciato rotondo e rovente della corte, dopo aver salito la scalinata senza appoggiarsi alla ringhiera di ferro che ti avrebbe lasciato i ghirigori sulla mano o almeno schegge di ruggine sotto le unghie. Nella sala a scacchiera bianca e nera la temperatura si abbassava di almeno dieci gradi, gli scuri semichiusi lasciavano filtrare quale lama di luce che rimbalzava sulle statuine delle zie, lo sciatore di metallo, lo scarpone di ceramica con le violette...o sulle teste di capriolo imbalsamate che mi facevano una pena...e anche paura, a dire il vero.
La scala di pietra rossa con i gradini consumati da trecento anni di passi, con gli anelli che dovevano aver trattenuto qualche passatoia in tempi più gloriosi (sicuamente non quelli dei miei nonni...) portava al corridoio coperto di piastrelle anni Cinquanta che finiva nella porta a vetri che ha ancora lo stesso cigolio di allora. E oltre la porta a vetri, il verde. Quel verde che mi vedo ancora davanti, che imbeveva i muri e la pelle, il verde della tenda appesa con il palo su cui si facevano asciugare anche le tagliatelle, il verde che forse anche solo per il suo essere verde dava l'illusione del fresco.
E poi, appena aperta la porta, l'odore dei toscani, il profumo del nonno. Seduto sulla sua poltrona con le gambe accavallate e il Borsalino sullo schienale. L'odore del cappello me lo ricordo come se lo stessi annusando adesso, un misto di toscano e di fieno. L'aria verda era immersa in un silenzio rotto solo dalle cronache del Giro, Hinault, Saronni, Baronchellllli erano i nomi che bisognava conoscere. E guai a non rispettare il religioso silenzio quando passava Moser.
Cinquecento lire per il gelato, per me tuttcioccolata, per mia sorella limone e fragola.
I gelati, quelli, li fanno meglio adesso.