lunedì, 19 marzo 2007
author: Martinique8 @ marzo 19, 2007 09:27
category: giovinezza
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Anche se nonna Zelig ci ha fatto quel tiro di assentarsi, le avventure delle mie vecchiette sono sempre su questi schermi grazie alla nonna Yoda, che a grandi falcate vuole guadagnarsi un posto d'onore fra i miei racconti.
La saggia nonna, quella di 102 anni, sa che le parole sono vento e solo la carta scritta può valere qualcosa.
Il classico commento di chi va a trovarla è "Però, cara, che fortuna, eh, arrivare a questa età! Ed è anche la più vecchia del paese! Sì sì, la Modesta ha solo 96 anni, la Corinna 95, una suora del convento 95 anche lei...a nessuno è mai arrivato a 102, qui in paese!"
A forza di sentire la storia e lo snocciolamento delle età di compaesani suoi diretti concorrenti avrà fatto i suoi conti.
La settimana scorsa è passato il medico, che è anche amico di famiglia. Anche lui deve aver fatto qualche commento sull'età. Lei dalla sua poltrona gli ha fatto dei cenni per far capire che voleva parlare ma non si fidava tanto, in presenza di un medico, poi! Ovviamente lui le ha detto di chedere quello che voleva, e lei: "Non è che si potrebbe avere, dal Comune, una carta, un certificato, un diploma (!!!) con scritta questa cosa? Che sono la più vecchia e che qui nessuno è mai arrivato a questa età?".
Il giorno dopo è arrivato il sindaco, a prendere accordi per la consegna del diploma da vidimare con tanto di timbri e carta intestata del Comune.
Un mito.
martedì, 06 marzo 2007
author: Martinique8 @ marzo 06, 2007 10:45
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Se ne è andata.
Tutto è successo come speravamo, senza sofferenza, in un sonno profondo, un respiro che si è fermato, un abbraccio da ciascuno di noi, i figli, i nipoti.
Le abbiamo tenuto la mano, accarezzato i capelli e il viso, baciato la fronte. Abbiamo fatto pranzi e cene tutti insieme, a volte in dieci, a volte in quindici, dormito sui divani e sulla panca in cucina, invaso la casa dei suoi profumi, spalancato le finestre della sua stanza per far entrare il ssssole che lei voleva sempre sentirsi addosso.
Anche quando lei ci guardava da ormai chissà dove l'abbiamo coccolata a casa sua, in tanti sono passati a salutarla, a portare fiori e parole, abbracci e sorrisi in ricordo di quelli che lei ha regalato in tutti i suoi lunghi anni.
Se la sono portata fino alla fine i suoi nipoti, quelli che lei ha sempre difeso anche quando avevano torto marcio. E' stata una mamma di ferro e una nonna di vaniglia, la nonna delle frittate di mele e dei panini con le polpette, delle storie interminabili da ascoltare con gli occhi sbarrati, appollaiati sul bracciolo della sua poltrona. La mamma che voleva tagliare con la forbice nascosta nel grembiule i ciuffi ribelli delle figlie adolescenti perché troppo appariscenti, la nonna che con lo sguardo adorante contemplava i nipoti con i capelli lunghi fino alla vita, gli orecchini ovunque e i tatuaggi in bella vista. Dopo averla lasciata in quel rettangolo di pietra sempre al sole abbiamo riempito casa sua con le nostre infinite chiacchiere, qualche lacrima e sorrisi. Abbiamo mangiato e bevuto, ne è venuta fuori quasi una festa spontanea, di quelle che lei amava vivere, con molta gente, con i suoi affetti tutti insieme.
venerdì, 02 marzo 2007
author: Martinique8 @ marzo 02, 2007 14:50
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La mia dolce e svampita nonna se ne sta andando.
Ieri sono stata da lei per diverse ore, fino alle undici di sera. Ormai è leggera come la neve, e come la neve sta scomparendo con questo sole primaverile. Fra un'ora parto per tornare da lei, per vedere se restano ancora dei minuti per poter guardare i suoi occhi chiari tra le palpebre stanche, accarezzare la sua pelle di raso, trasparente e sottile, lucente come le squame di un pesce, sentire tra le dita i suoi capelli fini e bianchissimi, tenere la sua mano ancora forte.
La nostra grande fortuna è averla avuta così a lungo, vederla diventare vecchia vecchia e un po' alla volta tornare bambina, bisognosa di tanto, soprattutto di sicurezza. Adesso è una sofferenza vederla così, sentire il suo respiro lieve, sempre più sottile, tastare il suo polso e sentirlo fermarsi e poi ripartire a raffica.
Lei è il cardine della nostra grande famiglia, il punto d'incontro fra persone che a volte si sentono distanti ma che sanno che una parte del loro cuore e del loro sangue è legata a un'identica parte negli altri, che ci fa riconoscere e riavvicinare.