martedì, 19 febbraio 2008
La questione dell'indipendenza unilaterale del Kosovo è all'ordine del giorno. Io conosco un po' la situazione (perché dire di "conoscere bene" la situazione dei Balcani è veramente cosa da pochi saggi e molti saccenti), ci sono stata due volte nel corso del 2007 e ho cercato di capirne un po' di più rispetto ai ricordi tragici e sbiaditi del 1999, quando arrivavano immagini di colonne di profughi e paesi distrutti.
So che in Kosovo sono arrivati fiumi di denaro, e altri fiumi passano attraverso il Kosovo, fiumi di denaro, ancora, fiumi di armi, persone, sostanze...traffici di ogni tipo.
L'indipendenza, sull'onda dell'emozione legata a quelle immagini di quasi dieci anni fa, sembra la giusta vittoria, o rivincita, del popolo di origine albanese che sicuramente ha sofferto molto. Altrettanto hanno però sofferto, e soffrono in parte ora, le minoranze serbe all'interno del Kosovo. Oggi la siuazione è apparentemente calma, ma si percepisce bene che il clima potrebbe incendiarsi da un momento all'altro.
Non ho avuto una buona impressione della missione dell'ONU, per niente.
Oggi, non mi fanno per niente una buona impressione le dichiarzioni di Bush sull'indipendenza: "porterà pace e stabilità".
Non so perché, ma quando Bush parla di portare la pace mi viene da fare degli scongiuri.
venerdì, 15 febbraio 2008
author: Martinique8 @ febbraio 15, 2008 09:45
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Due settimane fa ho avuto un mal di gola potente con tanta di quella tosse e mal di testa da diventare isterica, preso facendo un rilievo di una mattina intera in un posto dove il primo raggio di sole arriva a mezzogiorno. Ho preso qualche tachipirina, sciroppo e sono sempre stata in ufficio. A volte con una faccia da schifo, ma sempre qui. Ho passato le mie ore in laboratorio con le finestre spalancate per non intossicarmi con le schifezze che maneggiavo e le mie ore in ufficio a scrivere, disegnare, telefonare...
Oggi abbiamo una scadenza importante, per una cosa che ci sta facendo impazzire, arrivata all'ultimo momento e piuttosto complicata.
Il mio collega ha telefonato cinque minuti fa dicendo che ha l'influenza e non viene e che ha il cellulare scarico e il caricabatterie in macchina, e quindi può essere chiamato solo al fisso di casa.
Quindi, oltre alla mia, devo anche finire la sua relazione.
Non serve commentare, vero?
venerdì, 15 febbraio 2008
author: Martinique8 @ febbraio 15, 2008 09:29
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Mi sono svegliata di soprassalto perché ho sentito un rumore che mi disturbava. Penso un mio respiro profondo, praticamente una russata. Mi sono messa gli occhiali e ho guardato mia sorella, che dormicchiava a fianco. Anche lei si era svegliata e ridacchiava, perché avevo proprio russato.
Il fatto è che eravamo in un centro Shiatsu, a fare meditazione, insieme a un'altra decina di persone sconosciute.
Volevo immediatamente attivare il merdiano del teletrasporto.
lunedì, 04 febbraio 2008
author: Martinique8 @ febbraio 04, 2008 11:11
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Sto sviluppando un'idiosincrasia per una categoria professionale: artigiani e simili, cinquantenni e dintorni, di cui io sia cliente.
Più del 90% delle persone con cui mi confronto per lavoro è costituito da uomini: tecnici, operai, ingegneri, ricercatori, funzionari. Complice il mio dialetto perfetto non ho mai avuto nessun problema a risolvere problemi, a far eseguire lavori, a trovare soluzioni a questioni tecniche, a farmi ascoltare e prendere sul serio nonostante (!) il mio aspetto gentile, la mia altezza ridicola, i miei modi educati.
Ho trovato tecnici che eseguivano le modifiche richieste da me, operai che hanno scavato dove e come dicevo io, professionisti che discutevano con me su aspetti tecnici di qualsiasi tipo.
Eppure, lo scoglio insormontabile è farmi ascoltare dagli artigiani che stanno ristrutturando casa mia. Niente da fare, quello che dico io non vale niente, zero, ridicolo.
1) Ho passato mezz'ora a discutere con un camionista che doveva scaricare un container per rifiuti inerti dicendogli che visto il tipo di mezzo che aveva e viste le caratteristiche del parcheggio il container andava messo LI' e in quel verso, che la manovra andava fatta in QUEL modo. Niente di niente. Alla fine è arrivato il muratore, che ha spiegato la manovra da fare (esattamente QUELLA). Certo, benissimo, non c'è problema. Brum, giù il cassone, a posto, chiamatemi quando lo devo venire a riprendere.
2) Due settimane fa ho visto l'architetto con l'artigiano che deve fare la scala. All'artigiano ho chiesto i tempi per fare il lavoro, è stato sul vago. Ok, comunque io ti chiamo per vedere quando sai dirmi qualcosa di preciso, mi raccomando, è il lavoro che vincola la posa del pavimento e quindi una serie di altre cose. Ah ah, la donne sono sempre scassamaroni...ah ah.
Martedì scorso lo chiamo: ah, alla fine hai recuperato il mio numero...guarda questa settimana ho un sacco da fare, chiamami lunedì così ti so dire i tempi e il prezzo.
Stamattina, lunedì: pronto, sono io, mi sai dire di quella scala? Ah, sei tu...guarda ieri ho fatto festa, come tutti gli italiani, sai ho diritto anch'io a fare festa...come tutti gli italiani. Chiamami una di queste sere. Clic.
Ieri? Festa? Ma se ti ho chiamato una settimana fa??? Fra una settimana fa e oggi non c'era solo ieri!
Il fatto è che non mi rompe tanto, o non solo, il ritardo e l'imprecisione, quanto il tono e l'atteggiamento. Quel modo di dire "signora" con sufficienza mi manda letteralmente in bestia.
Oggi è incominciata male...