mercoledì, 09 gennaio 2008
author: Martinique8 @ gennaio 09, 2008 23:12
category: giovinezza, sensescion, x la stessa ragione del viaggio
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Commenti
#1   17 Gennaio 2008 - 12:43
 
Hai scritto un tenerissimo ricordo della nonna; la tua descrizione, in parte, mi ha fatto pensare che vi assomigliate. Un caro saluto
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente LoopyDeLoop

#2   17 Gennaio 2008 - 15:52
 
Ehila, Loopy, grazie! Sì, penso proprio che in alcune cose io e il masetro Yoda ci assomigliamo...purtroppo, non ultima, l'altezza! :-)
Le adoro sempre di più, le mie vecchiette che ora vivono nei miei ricordi e nel mio cuore.
Grazie mille a te, a presto.
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Dopo tanto silenzio torno da queste parti.
Brevi aggiornamenti sugli eventi di questi mesi frenetici: mi sono sposata davvero! Viaggio stupendo agli antipodi, quasi un mese in camper in Nuova Zelanda! Uno spettacolo.
E poi...sono presa con la ristrutturazione della casa. Dico "sono" perché in questi giorni il coniuge è in Perù e torerà fra un paio di settimane.
Fin qui tutto bene, belle evoluzioni e rivoluzioni, anche per il lavoro.

Poi, ieri, però se ne è andata la nonna, il maestro Yoda. Così, alle soglie dei 103 anni dopo aver avuto qualche fastidio nelle ultime settimane, ma essendo sempre stata sostanzialmente bene. Dal sonno pomeridiano si è svegliata per sorridere a un saluto e come niente fosse, col sorriso ha richiuso gli occhi andandosene per sempre.
Piccola, solida, con gli occhi luccicanti e il sorriso sempre pronto, le mani scolpite nella pietra delle sue montagne, insensibili al fuoco ma lievi nelle carezze. Ha attraversato il secolo turbolento vivendo ogni cosa con lucidità e umana partecipazione. Il primo polverone che ha sconquassato l'Europa l'ha visto con gli occhi di una bambina che diventa ragazzina, sballottata nei campi profughi, strappando alle bombe e alle rapide del fiume, con le mani tagliate dal gelo, le poche cose rimaste nella fuga dai paesi distrutti. E ricordando, 90 anni dopo, che al suono di un violino nei campi profughi "si aveva ancora l'idea di poter vivere".
E' stata e sarà la nostra saggia, il nostro maestro, l'esortazione ad avere la forza e a cercarla se si fa fatica a riconoscerla.
Quanta fortuna abbiamo avuto.