martedì, 19 febbraio 2008
La questione dell'indipendenza unilaterale del Kosovo è all'ordine del giorno. Io conosco un po' la situazione (perché dire di "conoscere bene" la situazione dei Balcani è veramente cosa da pochi saggi e molti saccenti), ci sono stata due volte nel corso del 2007 e ho cercato di capirne un po' di più rispetto ai ricordi tragici e sbiaditi del 1999, quando arrivavano immagini di colonne di profughi e paesi distrutti.
So che in Kosovo sono arrivati fiumi di denaro, e altri fiumi passano attraverso il Kosovo, fiumi di denaro, ancora, fiumi di armi, persone, sostanze...traffici di ogni tipo.
L'indipendenza, sull'onda dell'emozione legata a quelle immagini di quasi dieci anni fa, sembra la giusta vittoria, o rivincita, del popolo di origine albanese che sicuramente ha sofferto molto. Altrettanto hanno però sofferto, e soffrono in parte ora, le minoranze serbe all'interno del Kosovo. Oggi la siuazione è apparentemente calma, ma si percepisce bene che il clima potrebbe incendiarsi da un momento all'altro.
Non ho avuto una buona impressione della missione dell'ONU, per niente.
Oggi, non mi fanno per niente una buona impressione le dichiarzioni di Bush sull'indipendenza: "porterà pace e stabilità".
Non so perché, ma quando Bush parla di portare la pace mi viene da fare degli scongiuri.
mercoledì, 09 gennaio 2008
Dopo tanto silenzio torno da queste parti.
Brevi aggiornamenti sugli eventi di questi mesi frenetici: mi sono sposata davvero! Viaggio stupendo agli antipodi, quasi un mese in camper in Nuova Zelanda! Uno spettacolo.
E poi...sono presa con la ristrutturazione della casa. Dico "sono" perché in questi giorni il coniuge è in Perù e torerà fra un paio di settimane.
Fin qui tutto bene, belle evoluzioni e rivoluzioni, anche per il lavoro.
Poi, ieri, però se ne è andata la nonna, il maestro Yoda. Così, alle soglie dei 103 anni dopo aver avuto qualche fastidio nelle ultime settimane, ma essendo sempre stata sostanzialmente bene. Dal sonno pomeridiano si è svegliata per sorridere a un saluto e come niente fosse, col sorriso ha richiuso gli occhi andandosene per sempre.
Piccola, solida, con gli occhi luccicanti e il sorriso sempre pronto, le mani scolpite nella pietra delle sue montagne, insensibili al fuoco ma lievi nelle carezze. Ha attraversato il secolo turbolento vivendo ogni cosa con lucidità e umana partecipazione. Il primo polverone che ha sconquassato l'Europa l'ha visto con gli occhi di una bambina che diventa ragazzina, sballottata nei campi profughi, strappando alle bombe e alle rapide del fiume, con le mani tagliate dal gelo, le poche cose rimaste nella fuga dai paesi distrutti. E ricordando, 90 anni dopo, che al suono di un violino nei campi profughi "si aveva ancora l'idea di poter vivere".
E' stata e sarà la nostra saggia, il nostro maestro, l'esortazione ad avere la forza e a cercarla se si fa fatica a riconoscerla.
Quanta fortuna abbiamo avuto.
martedì, 07 agosto 2007
Sono stata in un posto che porta ancora le ferite della guerra recente per lavoro, ho passato un meraviglioso fine settimana in barca in Italia, ci sono state notizie poco piacevoli che speriamo evolvano presto in buone notizie, fra una ventina di giorni scarsi mi sposo. Questo per dare le coordinate degli eventi che mi coinvolgono.
E talvolta devo segnare delle cose che mi ferisicono...ogni tanto, se faccio un invito, fra capo e collo mi arrivano lame di gelo del genere: "tu un giorno mi spiegherai perché ormai dobbiamo fare tutto in presenza di C".
A volte ho il terrore di non capire qualcosa.
venerdì, 06 luglio 2007
13 anni fa, oggi, finivo gli esami di maturità.
Finiva il tempo "blindato", dove tutto era facile, senza tanto da scegliere, bastava galleggiare un po' per emergere fra gli altri. Iniziava il periodo dei cambiamenti, delle conoscenze fondamentali, degli incontri con gli amici più cari che quel 6 luglio non potevo neanche immaginare esistessero. Oggi ho un po' nostalgia e un po' no.
giovedì, 07 dicembre 2006
Oggi su Repubblica si parla dell'anniversario dell'istituzione dell'Erasmus.
Otto anni fa stavo preparando un po' di bagagli per tornare a casa con le lacrime agli occhi, nel gelo del circolo polare artico stavo per finire una delle esperienze che più mi hanno scaldato il cuore. Un po' di nostalgia, molti sorrisi ripensando a quei mesi belli, esagerati, emozionanti che hanno dato una svolta decisiva per farmi diventare come sono. Ho imparato ad avere la curisità di sapere qualcosa di altre culture e ad essere consapevole che potevo ricevere anche delle risposte spiazzanti. Tipo quelle che mi dava I. da Singapore, che ho sentito la settimana scorsa. L'amicizia dura ancora, attraverso gli anni e i meridiani.
mercoledì, 06 dicembre 2006
In meno di una settimana ho saputo di bambini in arrivo. Notizie molto belle che mettono i lustrini negli occhi dei papà (che mi hanno comunicato le notizie) e che regalano sorrisi in queste giornate farlocche di inverno finto.
E oggi è San Nicolò, non me ne ero quasi ricordata. Eppure questo giorno segnava l'inizio del periodo più eccitante dell'anno. Il 5 dicembre si partiva a ranghi compatti dalla casa di mia nonna, armati di campanelli o altri oggetti tintinnanti per fare il giro dei negozi e dei bar del paesello. Si raccoglievano caramelle, noccioline, carrube (addirittura...che tristezza, era stata quella brutta vecchia della sorella del medico, tirchia che di più non si poteva!), adesivi, penne, trasferelli (che gran colpo di culo...la cartoleria appena inaugurata avva fatto le cose in grande). E poi via di corsa, a scappare da "quelli delle medie", temibli scippatori di borse di San Nicolò, rifugiarsi nella corte della nonna, salire urlando lungo le scale e versare il bottino sul tavolo della cucina.
La sera, a casa, io a mia sorella mettevamo il piattino di sale e farina sulla terrazza, per l'asinello.
La notte dormivamo nello stesso letto, perché mia sorella un anno l'aveva visto, San Nicolò, in cucina. Con tanto di vestito vescovile, barbone bianco e pastorale. Che paura. Ovviamente una delle sua tante balle...ma ci credevo un po', pur essendo più grande.
E la mattina di San Nicolò...che meraviglia. Arrivare in cucina per fare colazione e vedere sul tavolo una montagna di arachidi, mandarini, coccolatini, torroncini e poi qualcosa per il papà, tipo un paio di calzini, e qualcosa per noi due, penne colorate, tazze, un berretto...siamo sempre state tra le bambine privilegiate da cui passava San Nicolò, perché era abituato a casa della nonna, dove c'erano bambini e bambine e non si facevano distinzioni di genere.
Così arrivava anche Santa Lucia, una settimana dopo. Quella faceva più paura di San Nicolò, essendo senza occhi. Tremendo, guai ad alzarsi di notte, con il rischio di incontrarla in corridoio. E in quel caso il regalo era un po' più sostanzioso, come ad esempio il DAS con le formine dei Puffi. Da giocarci tutta la mattina, l'anno che ho avuto la fortuna spropositata di essere ammalata il giorno di Santa Lucia. Dopo venti e più anni mia sorella non me l'ha ancora perdonata.
Halloween: principianti!
lunedì, 04 dicembre 2006
Darling, quanto sono contenta che ti pubblichino l'articolo!!! Hai visto che alla fine è andata?
giovedì, 10 agosto 2006
Credo di essere stata momentaneamente posseduta dallo spirito di Brigget: mi sono fracassata il mignolo e il quarto dito del piede destro contro il divano dell'ufficio.
Dolore.
Le due dita rosse e pulsanti fanno la loro porca figura nell'infradito sbrilluccicante.
mercoledì, 28 giugno 2006
Il caldo di questi giorni, gli allarmi sui consumi elettrici e sui record del millennio che si susseguono ad ogni stagione, i consigli dei medici "beremoltaacqua" e il corollario di servizi ai tg mi hanno riportata indietro di almeno vent'anni, alle estati delle elementari.
L'estate iniziava con il Giro d'Italia, nei pomeriggi passati a casa di mia nonna. Nelle stradine deserte non c'era anima viva, solo gatti e l'odore di muffa dei portici chiusi. Il caldo bloccava i sentimenti e l'entrata nella sala della casa della nonna si guadagnava dopo aver camminato sul selciato rotondo e rovente della corte, dopo aver salito la scalinata senza appoggiarsi alla ringhiera di ferro che ti avrebbe lasciato i ghirigori sulla mano o almeno schegge di ruggine sotto le unghie. Nella sala a scacchiera bianca e nera la temperatura si abbassava di almeno dieci gradi, gli scuri semichiusi lasciavano filtrare quale lama di luce che rimbalzava sulle statuine delle zie, lo sciatore di metallo, lo scarpone di ceramica con le violette...o sulle teste di capriolo imbalsamate che mi facevano una pena...e anche paura, a dire il vero.
La scala di pietra rossa con i gradini consumati da trecento anni di passi, con gli anelli che dovevano aver trattenuto qualche passatoia in tempi più gloriosi (sicuamente non quelli dei miei nonni...) portava al corridoio coperto di piastrelle anni Cinquanta che finiva nella porta a vetri che ha ancora lo stesso cigolio di allora. E oltre la porta a vetri, il verde. Quel verde che mi vedo ancora davanti, che imbeveva i muri e la pelle, il verde della tenda appesa con il palo su cui si facevano asciugare anche le tagliatelle, il verde che forse anche solo per il suo essere verde dava l'illusione del fresco.
E poi, appena aperta la porta, l'odore dei toscani, il profumo del nonno. Seduto sulla sua poltrona con le gambe accavallate e il Borsalino sullo schienale. L'odore del cappello me lo ricordo come se lo stessi annusando adesso, un misto di toscano e di fieno. L'aria verda era immersa in un silenzio rotto solo dalle cronache del Giro, Hinault, Saronni, Baronchellllli erano i nomi che bisognava conoscere. E guai a non rispettare il religioso silenzio quando passava Moser.
Cinquecento lire per il gelato, per me tuttcioccolata, per mia sorella limone e fragola.
I gelati, quelli, li fanno meglio adesso.
mercoledì, 03 maggio 2006
Ma quanto ho aspettato giornate come questa, con la finestra aperta, alberi verdi e fiori sbocciati?
Dalla fienstra vedo la siepe di cipressi, sento i merli che cantano.
E il martello pneumatico del cantiere lungo la ferrovia.